Patologie degenerative trattabili
La terapia autologa rigenerativa basata su tessuto adiposo micro-frammentato si è affermata come opzione conservativa per il trattamento dell’osteoartrosi (OA), considerata il più comune disordine muscoloscheletrico degenerativo complesso. L’OA è caratterizzata da degenerazione della cartilagine articolare, dolore e disfunzione articolare con progressiva perdita di cartilagine, in particolare nelle articolazioni portanti come ginocchio e anca. In questo contesto, l’iniezione intra-articolare di micrograft adiposo autologo, ricco di frazione vascolo-stromale (SVF) e cellule mesenchimali derivate dal tessuto adiposo (ADSCs), rappresenta un approccio mirato alle forme degenerative iniziali o moderate di OA di anca e ginocchio.
Nello studio osservazionale retrospettivo condotto su 250 pazienti con dolore articolare a carico di anca e/o ginocchio, sono stati inclusi soggetti con osteoartrosi degenerativa iniziale, classificata radiograficamente secondo la scala di Tönnis per l’anca e la classificazione di Kellgren–Lawrence (KL) per il ginocchio. Per l’anca sono stati trattati pazienti con OA di grado 1–2 secondo Tönnis, mentre per il ginocchio pazienti con OA di grado I–III secondo KL, con un solo caso di grado IV incluso. Tutti i pazienti avevano già effettuato trattamenti conservativi (farmaci antinfiammatori sistemici, fisioterapia, infiltrazioni corticosteroidee o di acido ialuronico) senza beneficio clinico soddisfacente sul dolore.
L’OA di ginocchio e anca rappresenta quindi la principale indicazione muscoloscheletrica documentata per la terapia autologa con micrograft adiposo. La degenerazione cartilaginea in queste sedi è favorita da fattori di rischio quali età, familiarità, stile di vita, obesità e condizioni locali come esiti di traumi, lassità o malallineamento articolare. In tali pazienti, l’obiettivo del trattamento con tessuto adiposo micro-frammentato è intervenire in una fase in cui la patologia è ancora suscettibile di un approccio conservativo rigenerativo, prima della necessità di artroprotesi maggiore.
Dal punto di vista biologico, il tessuto adiposo è una fonte abbondante di cellule mesenchimali stromali multipotenti, descritte come simili a quelle del midollo osseo e capaci di differenziarsi in condrociti, osteoblasti, miociti, epatociti ed endoteliociti. Le ADSCs, presenti in particolare nella SVF del tessuto adiposo, mostrano inoltre proprietà antifibrotiche, antiapoptotiche, angiogenetiche e immunomodulanti. Queste caratteristiche giustificano l’impiego del micrograft adiposo autologo nelle patologie degenerative articolari, in cui il deficit di vascolarizzazione e l’accesso limitato a progenitori midollari riducono la capacità intrinseca di riparazione del compartimento osteocondrale.
Oltre all’OA, la letteratura citata nel contesto della terapia cellulare in ortopedia documenta l’uso di cellule mesenchimali in altre condizioni degenerative o traumatiche, quali necrosi avascolare ossea, difetti osteocondrali, pseudoartrosi e lesioni cartilaginee traumatiche. Sebbene lo studio clinico considerato sia focalizzato su anca e ginocchio artrosici, queste esperienze supportano il razionale di un impiego più ampio della terapia autologa rigenerativa in ambito muscoloscheletrico, laddove sia presente un danno tissutale cronico con limitata capacità di guarigione spontanea.
Ruolo nei disturbi articolari precoci
Nei disturbi articolari precoci, caratterizzati da segni radiografici iniziali di osteoartrosi e sintomi dolorosi non controllati dalle terapie conservative standard, la terapia autologa con micrograft adiposo si colloca come opzione di trattamento mirata a modulare il processo degenerativo. I pazienti inclusi nello studio presentavano OA di grado lieve-moderato (Tönnis 1–2 per l’anca, KL I–III per il ginocchio), con esclusione di deformità marcate, necrosi, infezioni, tumori e rigidità superiore al 50% del range articolare. Questa selezione indica un orientamento specifico verso quadri clinici in cui la funzione articolare è ancora parzialmente conservata, ma il dolore e la limitazione funzionale risultano clinicamente rilevanti.
L’Autologous Regenerative Therapy (ART) utilizza cellule mesenchimali autologhe in un’unica procedura medica, con l’obiettivo di rigenerare o stimolare la riparazione dei tessuti lesionati. Nel contesto dei disturbi articolari precoci, la presenza di ADSCs nella SVF del tessuto adiposo consente un’azione potenzialmente trofica sulla cartilagine e sui tessuti periarticolari, grazie alla capacità di differenziazione condrogenica e alla secrezione di molecole bioattive con effetti angiogenetici, antifibrotici e immunomodulatori. Questo approccio si differenzia dalle terapie puramente sintomatiche, mirando a influenzare il microambiente articolare in una fase ancora reversibile o modulabile del danno.
Dal punto di vista clinico, i pazienti trattati con iniezione intra-articolare di micrograft adiposo sono stati valutati con esami radiografici e risonanza magnetica preoperatori per la stadiazione dell’OA, e successivamente seguiti a 1, 3, 6 e 12 mesi. La scelta di un follow-up a medio termine riflette l’aspettativa che gli effetti rigenerativi e modulanti sul dolore si manifestino progressivamente, con un miglioramento della mobilità già a 3 mesi e una riduzione del dolore che raggiunge il massimo intorno ai 6 mesi per il ginocchio e tra 6 e 12 mesi per l’anca. Questo andamento temporale è coerente con un meccanismo d’azione che va oltre il semplice effetto lubrificante intra-articolare.
L’impiego della terapia autologa in fase precoce si inserisce inoltre in una strategia di ritardo dell’artroprotesi. I risultati riportati indicano che l’iniezione di micrograft adiposo può sostituire o ritardare in modo considerevole la necessità di chirurgia protesica maggiore, grazie al miglioramento del dolore, della funzione e della qualità di vita. In un sottogruppo di pazienti seguiti fino a 5 anni, solo una piccola percentuale ha richiesto successivamente un intervento di sostituzione articolare, prevalentemente soggetti oltre i 65 anni con OA più avanzata. Ciò suggerisce che l’intervento in stadi meno severi possa offrire un beneficio clinico prolungato, pur richiedendo ulteriori studi controllati per definire con precisione l’impatto sulla storia naturale della malattia.
Infine, l’osservazione che i risultati migliori si ottengono in pazienti più giovani e con grado di OA inferiore, mentre i quadri più severi mostrano soprattutto una riduzione del dolore ma minori guadagni in mobilità, sottolinea il ruolo privilegiato della terapia autologa nei disturbi articolari precoci. In questi casi, la combinazione di integrità strutturale relativamente preservata e potenziale rigenerativo locale può massimizzare l’efficacia del micrograft adiposo, rendendolo una componente rilevante dell’algoritmo terapeutico conservativo.
Effetti funzionali e sintomatici
Gli effetti della terapia autologa con micrograft adiposo sui sintomi e sulla funzione articolare sono stati valutati mediante misurazione del range of motion (ROM), scala analogica visiva del dolore (VAS) e questionario SF-12. Clinicamente, il ROM di anca e ginocchio trattati è aumentato in media di 10 gradi a 3 mesi dall’iniezione, con riduzione della rigidità riferita dai pazienti. L’analisi è stata impostata considerando come clinicamente rilevante un incremento complessivo del ROM superiore a 10°, includendo abduzione, adduzione, flesso-estensione e rotazioni. Questo approccio riflette l’obiettivo di ottenere miglioramenti funzionali misurabili in un contesto di patologie trattate in modo conservativo, in cui non ci si attende cambiamenti di ampiezza paragonabili a quelli osservabili dopo artroprotesi.
Per quanto riguarda il dolore, la VAS è stata somministrata preoperatoriamente e poi a 3, 6 e 12 mesi. I dati mostrano una progressiva riduzione del dolore, con il miglior punteggio medio a 6 mesi dall’intervento. La riduzione del dolore inizia a essere evidente già a 3 mesi, ma raggiunge il picco a 6 mesi per il ginocchio e tra 6 e 12 mesi per l’anca. Questo pattern temporale suggerisce un effetto combinato di modulazione infiammatoria, miglioramento del microambiente articolare e possibile azione trofica sulle strutture cartilaginee e periarticolari, coerente con le proprietà biologiche delle ADSCs e della SVF.
L’impatto sulla qualità di vita è stato valutato tramite il questionario SF-12, compilato da 198 pazienti (79% del campione) a 12 mesi. I risultati descrivono pazienti non limitati nelle attività moderate, in grado di svolgere il proprio lavoro senza interferenze significative da parte del dolore o di problemi fisici ed emotivi, con livelli elevati di energia e percezione generale di buona salute. Inoltre, la maggior parte riferisce che il dolore non interferisce con il lavoro abituale e che la salute fisica o emotiva interferisce solo minimamente con le attività sociali. Questi esiti indicano un miglioramento globale dello stato funzionale e psico-fisico a un anno dal trattamento.
La soddisfazione globale è stata indagata ponendo ai pazienti la domanda “sei completamente soddisfatto del trattamento, lo rifaresti?”. L’85% dei pazienti ha risposto affermativamente a un anno dall’intervento, riportando un notevole miglioramento del dolore e della qualità di vita. Nel follow-up a più lungo termine, solo una quota ridotta di pazienti ha richiesto un intervento chirurgico di sostituzione articolare, suggerendo che il beneficio sintomatico e funzionale possa tradursi in un ritardo della necessità di artroprotesi in una parte significativa dei casi.
Dal punto di vista della sicurezza e della tollerabilità, il decorso postoperatorio del sito donatore è stato caratterizzato solo da lieve discomfort, edema ed ecchimosi, senza eventi avversi maggiori né infezioni. Il sito articolare iniettato ha presentato modesto gonfiore e dolore di bassa intensità per 3–7 giorni, senza complicanze infettive o reazioni avverse significative; il materiale iniettato è stato ben tollerato in quanto autologo. Questi dati confermano un profilo di sicurezza favorevole, elemento essenziale nella valutazione complessiva degli effetti funzionali e sintomatici della terapia autologa in ambito muscoloscheletrico.
Approccio conservativo rigenerativo
La terapia autologa con micrograft adiposo si inserisce in un approccio conservativo rigenerativo all’osteoartrosi, distinto dalle strategie esclusivamente palliative. I trattamenti conservativi tradizionali per l’OA includono fisioterapia, riduzione ponderale, modifiche dello stile di vita, terapie farmacologiche, infiltrazioni corticosteroidee e di acido ialuronico, fino alla chirurgia. Nessuna di queste opzioni, tuttavia, è in grado di invertire o riparare la natura degenerativa della malattia. In questo scenario, le terapie cellulari con cellule mesenchimali stanno emergendo come strategia per la riparazione tissutale e la rigenerazione in diversi ambiti medici, con l’ortopedia tra i settori pionieristici.
L’ART utilizza il tessuto adiposo come sorgente di ADSCs e SVF, sfruttando la capacità di queste cellule di differenziarsi in condrociti, osteoblasti e altre linee mesenchimali, oltre a secernere fattori di crescita, citochine e molecole con proprietà immunomodulatorie e angiogenetiche. Il dispositivo SEFFICARE™, basato sulla tecnica Guided SEFFI (Superficial Enhanced Fluid Fat Injection), consente il prelievo standardizzato di tessuto adiposo superficiale (SAT) a 15 mm di profondità, distretto noto per l’elevata concentrazione di cellule mesenchimali e vascolari. Il tessuto viene raccolto in micro-cluster attraverso una cannula con fori laterali di 1 mm, ottenendo un preparato altamente fluido senza necessità di ulteriori manipolazioni meccaniche.
La minima manipolazione del tessuto adiposo è un elemento centrale di questo approccio. Studi di vitalità cellulare hanno dimostrato che il tessuto adiposo prelevato con cannule di piccolo calibro e fori laterali ridotti, senza digestione enzimatica, mantiene una quantità di cellule vitali comparabile a quella ottenuta con liposuzione standard seguita da digestione con collagenasi. Inoltre, il tessuto micro-frammentato così ottenuto mostra una buona vitalità e capacità proliferativa delle cellule stromali, configurandosi come una promettente fonte per trattamenti rigenerativi. Questo supporta l’idea che una tecnica minimamente invasiva e a bassa manipolazione possa preservare la “stemness” e la viabilità cellulare, elementi chiave per l’efficacia clinica.
Dal punto di vista procedurale, il trattamento è eseguito in anestesia locale, con tecnica asettica e profilassi antibiotica per cinque giorni. Il sito donatore viene scelto in base alla disponibilità di tessuto adiposo (addome, fianchi, cosce laterali), e l’infiltrazione anestetica viene effettuata nello stesso piano in cui avverrà il prelievo, senza ricorrere a tecnica tumescente. Il volume target di aspirato superficiale è di circa 20–30 mL, sufficiente per l’iniezione intra-articolare in anca o ginocchio. L’intera procedura, comprendente prelievo, preparazione e iniezione intra-articolare, richiede approssimativamente 60–70 minuti.
Questo modello di trattamento si configura quindi come un intervento conservativo, mini-invasivo e potenzialmente rigenerativo, che mira a migliorare la funzione articolare e la qualità di vita, riducendo il dolore e ritardando la necessità di chirurgia maggiore. La combinazione di un razionale biologico solido, una tecnica standardizzata e un profilo di sicurezza favorevole rende la terapia autologa con micrograft adiposo una componente rilevante dell’armamentario terapeutico per le patologie muscoloscheletriche degenerative, in particolare nelle fasi iniziali e moderate di osteoartrosi di anca e ginocchio.
Evidenze cliniche disponibili
Le evidenze cliniche principali sull’impiego di micrograft adiposo autologo in ambito muscoloscheletrico derivano da uno studio osservazionale retrospettivo condotto su 250 pazienti con osteoartrosi di anca e ginocchio trattati mediante iniezione intra-articolare di tessuto adiposo micro-frammentato ottenuto con dispositivo SEFFICARE™. Il campione comprendeva uomini e donne di età compresa tra 20 e 80 anni, con dolore articolare e OA degenerativa iniziale documentata radiograficamente. Il 76% delle procedure ha interessato il ginocchio (con 20 pazienti trattati bilateralmente), mentre il 24% ha riguardato l’anca, tutte in modalità monolaterale.
Il follow-up clinico è stato effettuato a 1, 3, 6 e 12 mesi, con valutazione del ROM, della rigidità, del dolore (VAS) e della qualità di vita (SF-12). A tre mesi si è osservato un incremento medio del ROM di circa 10°, associato a riduzione della rigidità riferita dai pazienti. La VAS ha mostrato una riduzione progressiva del dolore, con il miglior risultato a 6 mesi, mantenuto fino a 12 mesi. L’85% dei pazienti si è dichiarato soddisfatto del trattamento a un anno, riportando un miglioramento significativo del dolore e della qualità di vita.
Un’analisi più dettagliata ha evidenziato che i risultati clinici migliori, in termini di aumento del ROM e riduzione della rigidità, si osservano nei pazienti più giovani e con grado di OA meno severo, mentre nei pazienti più anziani e con OA avanzata il beneficio principale è rappresentato dalla riduzione del dolore. Non sono stati identificati limiti di età oltre i quali il trattamento non apporti alcun beneficio, sebbene la severità della patologia tenda a correlare con l’età. Nel sottogruppo con follow-up fino a 5 anni, solo una piccola percentuale di pazienti ha successivamente necessitato di artroprotesi di anca o ginocchio, prevalentemente soggetti oltre i 65 anni trattati nei due anni precedenti.
Dal punto di vista della sicurezza, lo studio riporta un basso tasso di complicanze. Il decorso del sito donatore è stato caratterizzato da minimo discomfort, edema ed ecchimosi, senza eventi avversi maggiori né infezioni. Il sito articolare iniettato ha presentato solo gonfiore e dolore lieve per pochi giorni, senza infezioni o reazioni avverse significative; il materiale autologo è stato ben tollerato. Questi dati sono in linea con revisioni sistematiche sulla sicurezza delle terapie intra-articolari con cellule mesenchimali espanse, che riportano un profilo di sicurezza favorevole in ambito osteoartrosico.
Le evidenze cliniche esterne richiamate includono studi randomizzati e controllati sull’iniezione intra-articolare di cellule mesenchimali derivate dal tessuto adiposo per l’OA di ginocchio, nonché studi pilota con follow-up a lungo termine e revisioni narrative sull’uso di MSC per l’OA di anca. Inoltre, sono citati lavori che documentano la sicurezza delle terapie cellulari intra-articolari e il potenziale delle ADSCs nella rigenerazione cartilaginea. Nel complesso, queste evidenze supportano la fattibilità e la sicurezza dell’approccio, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi controllati per definire con maggiore precisione l’efficacia clinica, i protocolli ottimali e la durata del beneficio.
Limiti e criteri di selezione
I criteri di selezione dei pazienti rivestono un ruolo centrale nell’ottimizzare i risultati della terapia autologa muscoloscheletrica. Nello studio considerato, sono stati inclusi uomini e donne tra 20 e 80 anni con dolore articolare a carico di anca e/o ginocchio e OA degenerativa iniziale documentata radiograficamente. Per l’anca, sono stati selezionati pazienti con OA di grado 1–2 secondo Tönnis, mentre per il ginocchio pazienti con OA di grado I–III secondo Kellgren–Lawrence, con un solo caso di grado IV. Tutti avevano già effettuato trattamenti conservativi (farmaci antinfiammatori, fisioterapia, infiltrazioni corticosteroidee o di acido ialuronico) senza beneficio clinico soddisfacente.
I criteri di esclusione comprendevano parametri clinici al di fuori dei range indicati, uso corrente di steroidi sistemici o anticoagulanti, presenza di deformità articolari marcate, infezioni, necrosi, tumori e rigidità articolare superiore al 50% del ROM. Questa selezione mira a evitare situazioni in cui il danno strutturale o le comorbilità possano limitare la risposta al trattamento o aumentare il rischio di complicanze. Inoltre, la scelta di escludere pazienti con rigidità severa riflette l’obiettivo di un approccio conservativo in patologie ancora suscettibili di miglioramento funzionale senza ricorrere immediatamente alla chirurgia protesica.
Tra i limiti principali delle evidenze disponibili vi è la natura retrospettiva dello studio e l’assenza di un gruppo di controllo, che impediscono di attribuire con certezza causale tutti i miglioramenti osservati esclusivamente alla terapia con micrograft adiposo. Il numero di casi, sebbene consistente, e la durata del follow-up, pur includendo osservazioni fino a 5 anni per un sottogruppo, richiedono ulteriori conferme in studi prospettici randomizzati con follow-up più prolungato. Gli autori sottolineano la necessità di ampliare il campione, introdurre un gruppo di controllo e raccogliere dati aggiuntivi su variabili quali dismetrie, patologie sistemiche, difetti assiali e traumi pregressi, per fornire indicazioni più mirate.
Un ulteriore elemento di complessità riguarda la variabilità dei risultati. Sebbene il tasso di complicanze sia basso e il profilo di sicurezza favorevole, gli esiti clinici non sono ancora completamente prevedibili, con risposte migliori nei pazienti più giovani e con OA meno severa e benefici prevalentemente antalgici nei quadri più avanzati. Inoltre, la maggiore propensione delle donne ai trattamenti conservativi e a comportamenti post-operatori favorevoli (uso di supplementi orali, controllo del peso, fisioterapia) potrebbe influenzare i risultati, suggerendo la necessità di studi che tengano conto di queste variabili.
Nonostante questi limiti, gli autori concludono che il trattamento con cellule mesenchimali derivate dal tessuto adiposo è raccomandabile come opzione per migliorare la qualità di vita nei pazienti con OA lieve o moderata e, nei casi più severi, per coloro che rifiutano il trattamento chirurgico, pur riconoscendo che i risultati sono variabili e non ancora pienamente prevedibili. La conferma della sicurezza e fattibilità dell’uso di SVF autologa per l’OA, insieme al potenziale di ritardare o sostituire la necessità di artroprotesi maggiore, giustifica ulteriori investimenti in ricerca clinica controllata per definire meglio indicazioni, protocolli e aspettative realistiche di outcome.
Sources (Bibliography)
- Trentani P, Meredi E, Zarantonello P, Gennai A. Role of Autologous Micro-Fragmented Adipose Tissue in Osteoarthritis Treatment. J Pers Med, 2024.
- Gennai A, Bovani B, Colli M, et al. Comparison of Harvesting and Processing Technique for Adipose Tissue Graft: Evaluation of Cell Viability. Int J Regener Med, 2021.
- Rossi M, Alviano F, Ricci F, et al. Characterization of Tissue and Stromal Cells for Facial Aging Treatment. Aesthetic Surgery Journal, 2020.